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13 gennaio 2022
A dicembre, l'oro è stato scambiato in un intervallo ristretto chiudendo il mese a 1.829,20 dollari l'oncia, con un incremento di 54,68 dollari (3,08%). Il 15 dicembre il metallo ha registrato il minimo mensile di 1.753,66 dollari in seguito alla riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) in cui la Federal Reserve ("Fed") ha creato le premesse per iniziare ad aumentare i tassi già dalla prossima primavera per contrastare la crescente inflazione. Tuttavia, la pressione di vendita si è rapidamente dissipata e il giorno successivo l'oro è salito a 1.800 dollari l'oncia. La tenuta dell'oro indica che la Fed potrebbe incontrare difficoltà a combattere l'inflazione.
Le maggiori società di produzione aurifera hanno seguito l'andamento rialzista del metallo, con il NYSE Arca Gold Miners Index1 (GDMNTR) in aumento del 2,18%. Nel frattempo, nel corso del mese l'MVIS Global Junior Gold Miners2 (MVGDXJTR) non ha subito variazioni. Tuttavia, malgrado l'apparente calma dei mercati dell'oro, nel quarto trimestre l'attività di fusione e acquisizione (M&A) ha registrato una forte ripresa.
Tre grandi società hanno annunciato acquisizioni amichevoli di società single asset, ciascuna con un premio che oscilla tra il 20% e il 30%:
Questo ciclo dell'oro segna una svolta nell'attività di M&A. Finora i produttori di oro hanno evitato le operazioni di M&A mirate a junior single asset per privilegiare le attività di esplorazione e sviluppo delle proprie miniere. Questo ha offerto opportunità di crescita organica che hanno consentito alle società di mantenere la produzione e di prolungare la vita delle miniere esistenti. Tuttavia, tutti i giacimenti minerari hanno una vita limitata e alla fine il ciclo produttivo entra nella fase di declino. Riteniamo che queste acquisizioni siano piani a lungo termine delle major tesi a compensare questo inevitabile tramonto.
Nell'ultimo ciclo si è notato che molte società hanno pagato un prezzo eccessivo per acquisizioni che, alla fine, non hanno fornito i risultati promessi. Inoltre, storicamente le società hanno diluito gli azionisti emettendo capitale azionario a copertura delle operazioni di M&A. In questo ciclo, tuttavia, la situazione sembra molto diversa. In queste tre grandi operazioni le componenti di liquidità sono state consistenti (50%-100%). Inoltre, sono anni che la nostra strategia investe in questi target di acquisizione che, singolarmente, conosciamo molto bene. La loro qualità è elevata e, alle attuali quotazioni dell'oro, sono sottovalutate. Si tratta, a nostro avviso, di acquisizioni intelligenti che si riveleranno accrescitive.
Lo scorso anno l'oro è entrato in un nuovo, più alto, intervallo di negoziazione. Il grafico mostra il vecchio trading range dal 2013 al 2019, con una media di 1.250 dollari l'oncia. La moltitudine di incertezze e di rischi generati dalla pandemia, assieme a politiche radicali in campo fiscale e monetario, hanno spinto l'oro su nuovi massimi favorito da investitori che erano alla ricerca di un porto sicuro. Dopo il crollo dovuto alla pandemia, a marzo 2020, l'oro è stato quotato in media a 1.817 dollari l'oncia.
Fonte: Bloomberg. Dati aggiornati al 31 dicembre 2021. Le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.
Nonostante le quotazioni dell'oro si mantengano su massimi storici, molti investitori in oro – noi compresi – sono stati delusi dalla performance del metallo giallo. L'oro ha chiuso l'anno a 1.829,20 dollari, con una perdita di 69 dollari (3,6%). Prevedevamo forti guadagni in un anno in cui l'inflazione generale (misurata dall'indice di riferimento dei prezzi al consumo (CPI) statunitense3) ha sfiorato l'8% a novembre, il massimo dal 1982. Tuttavia, guardare solo all'inflazione ci porterebbe a ignorare altri fattori che hanno giocato a sfavore dell'oro:
Sebbene la domanda di investimenti in oro sia stata fiacca, quella rivolta al metallo fisico ha contribuito a sostenere i corsi auriferi nel nuovo, più alto, intervallo di negoziazione. La domanda delle Banche centrali è tornata ai livelli pre-pandemici grazie all'esigenza di una serie di paesi – tra cui Kazakhstan, Uzbekistan, Ungheria, Tailandia, Singapore e Brasile – di diversificare le proprie riserve valutarie acquistando oro. In India, la domanda di gioielli è tornata ai livelli esistenti prima della pandemia. Secondo UBS le importazioni indiane di oro sono del 30% superiori ai livelli del 2019. Anche la domanda cinese è tornata a crescere: a ottobre, le importazioni di oro hanno toccato il massimo degli ultimi due anni.
Le elevate quotazioni dell'oro in un mercato debole hanno giocato a favore delle società aurifere e a scapito degli investitori. Il settore è solido dal punto di vista finanziario ed è in grado di assicurare un ritorno agli azionisti sotto forma di dividendi e di riacquisti di azioni. Tuttavia, l'oro è il principale motore delle azioni aurifere e quando il sentiment per il metallo giallo è basso, scema anche l'interesse per i titoli del settore. Di conseguenza, il GDMNTR ha perso l'8,9% e l'MVGDXJTR il 20,7% su base annua. I titoli delle junior arrancano di più quando il mercato è debole e le pratiche di tax-loss selling hanno aggravato le tensioni verso fine anno. La sottoperformance ha spinto le valutazioni su minimi storici; di conseguenza, un eventuale recupero del prezzo dell'oro sarebbe un buon presagio per le azioni aurifere.
Coloro che ritengono che l'oro abbia perso il treno dell'inflazione hanno diverse ragioni per ripensarci. Negli ultimi 50 anni vi sono stati solo due altri periodi di inflazione. Il primo negli anni Settanta del secolo scorso; il secondo dal 2003 al 2008. In ciascuna di queste fasi inflazionistiche, l'oro ha sottoperformato le materie prime nella prima parte e sovraperformato nella seconda. Sembra che i mercati non prendano l'inflazione (o l'oro) sul serio fino a quando la situazione non sfugge di mano.
Sono molti i motivi che inducono a credere che il 2022 darà il via a una spirale salari/prezzi:
Oltre all'inflazione, la svolta rigorista della Fed a favore di un inasprimento monetario nel 2022 genera un nuovo insieme di rischi che potrebbero essere determinanti per l'andamento dell'oro. La storia c'insegna che la Fed può mantenere politiche eccessivamente espansive troppo a lungo. Ciò ha creato problemi all'economia visto che sia la bolla tecnologica che quella immobiliare sono scoppiate. Questa volta abbiamo tutti gli ingredienti, bolla e inflazione. La Fed dovrebbe completare il programma di tapering entro fine marzo, spianando la strada ai rialzi dei tassi. Nel frattempo, sembra che vacillino i piani del presidente Biden di spendere miliardi di dollari per "ricostruire meglio". Senza tutte le misure di stimolo i mercati sono a rischio, l'economia potrebbe traballare e i costi del servizio del debito impennarsi.
UBS ha analizzato l'andamento dell'oro nei sei mesi che hanno preceduto e seguito gli ultimi tre rialzi iniziali dei tassi in ciascun ciclo – 1999, 2004 e 2015 – e ha scoperto che l'oro ha perso tra il 5% e il 10% nel semestre che ha preceduto ogni rialzo iniziale. Nel semestre successivo a ciascun rialzo iniziale, l'oro ha guadagnato tra il 10 e il 20%. Può darsi, quindi, che la debole performance dell'oro nel 2021 rifletta il normale andamento che precede un ciclo di inasprimento monetario. Il 2022 dovrebbe essere un anno interessante.
1Il NYSE Arca Gold Miners Index (GDMNTR) è un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato modificata che comprende società quotate in borsa operanti principalmente nel settore dell'estrazione dell'oro. 2L'MVIS Global Junior Gold Miners Index (MVGDXJTR) è un indice basato su regole ponderato per la capitalizzazione di mercato modificata e rettificata per il flottante che comprende un universo globale di società quotate in borsa a piccola e media capitalizzazione, che generano almeno il 50% dei propri ricavi dall'estrazione di oro e/o argento, possiedono beni immobili che una volta sviluppati hanno il potenziale di generare almeno il 50% dei ricavi dall'estrazione di oro o argento ovvero investono principalmente in oro o argento. 3L'indice di riferimento dei prezzi al consumo (CPI) statunitense misura la variazione media del prezzo dei beni e servizi pagati da consumatori urbani tra due periodi temporali. Può, inoltre, rappresentare le abitudini di acquisto dei consumatori urbani.4L'U.S. Dollar Index (DXY) misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute estere, spesso indicato come il paniere delle valute dei partner commerciali degli Stati Uniti. 5L'S&P CoreLogic Case-Shiller National Home Price Index segue le variazioni dei prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti, coprendo nove principali divisioni di censimento, ed è calcolato su base mensile. 6L'Owners’ Equivalent Rent (OER) è una misura del canone equivalente e indica l'affitto ipotetico che il proprietario pagherebbe se affittasse l’abitazione invece di occuparla. Si tratta di un indicatore utilizzato per misurare il valore dei mercati immobiliari e può contribuire a indirizzare i privati ad acquistare o affittare in base a un costo mensile complessivo. 7L'adeguamento al costo della vita riflette un aumento delle prestazioni previdenziali per controbilanciare l'effetto di prezzi al consumo crescenti (ad esempio, l'inflazione).
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